Poche righe per avviare il discernere

Zoom è una delle piattaforme digitali più usate nel tempo delle restrizioni a causa della pandemia da Covid-19. Zoom, in questo contesto invece, è un piccolo spazio per mettere in circolo temi e riflessioni sui quali avviare un processo di discernimento individuale e comunitario.

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25 aprile 2021. Anche una famiglia nella casa di spiritualità e nei santuari
Un prete, una suora.
La direzione delle case di spiritualità e cultura in Italia è affidata a singole persone, per di più sono sacerdoti, religiosi e religiose che – quest’ultimi – hanno alle spalle l’Istituto e la Congregazione di appartenenza, mentre i primi sono nominati dai rispettivi Vescovi. Molte Congregazioni femminili si stanno domandando che cosa fare della propria casa di spiritualità, e la pandemia ha accelerato tale processo di pensiero.
Avviare cammini di sinodalità, così come richiesto da Bergoglio, significa poi tradurli e declinarli anche nella propria realtà con il proprio Vescovo e con la propria Congregazione (soprattutto in vista di Capitoli Generali).
La maggior parte delle persone che oggi arrivano nelle case di spiritualità sono sempre più laici (tra cui sposati, single, divorziati, conviventi, risposati, omosessuali, ecc.), sempre meno preti (c’è da riflettere).
La presenza di una coppia che vive stabilmente nella casa (almeno per i mesi più intensi di attività, penso all’estate) può essere uno di quei processi di discernimento da avviare sia con la Diocesi di appartenenza (per il prete-direttore diocesano), sia con il Consiglio di Governo del proprio Istituto (religioso-religiosa direttore). Certo, nel senso pratico delle cose non è così facile trovare una famiglia disposta a condividere lo spirito di accompagnamento della casa e non tutti sono adatti, ma vi sono persone serie, formate, preparate.
Però non è impossibile.
Vi sono sempre più coppie di sposi che si sono formate come guide di Esercizi spirituali (anche secondo la pedagogia ignaziana), che sono in pensione – con figli sposati o già autonomi – e con la possibilità di mettersi a servizio stabile e residenziale nella casa di spiritualità del proprio territorio, ma nessuno li ha buttato là questa proposta. La parte economica, ovviamente, è un criterio di reciproca riflessione e discernimento.
I santuari, ad esempio, si stanno sempre sostituendo a quel servizio di ascolto e accompagnamento che le persone non trovano più in parrocchia. Una coppia che aiuti il rettore non solo nella parte logistica, ma nella componente di accompagnamento, è un punto sul quale iniziare a pensare e pregare.
Pongo, dunque, al discernimento se nella Chiesa che verrà è sostenibile un sola persona (prete o religioso/a anche se vive in comunità) alla direzione di una casa di spiritualità o iniziare a discernere l’abitare insieme di vocazioni diverse e insieme offrono il servizio dell’accompagnamento alla molteplicità di persone.
d. Giacomo Ruggeri

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